incesto
Ferragosto ai feromoni pt.2
04.11.2025 |
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"Va bene pure che non vi siete curati delle telecamere e avete girato un vero film porno incesto..."
Rita mi aveva mandato in un’altra dimensione. La sua bocca divorava il mio cazzo con una furia che faceva tremare la scala sotto di me. Le sue parole – “Sei un grandissimo bastardo, porco e pervertito” – erano come un incendio che mi consumava ma il vero rogo stava per divampare. Quando si chinò per raccogliere una vite caduta, il suo vestitino si alzò, rivelando un culo perfetto, tondo e sudato, incorniciato da un tanga così minuscolo che sembrava implorare di essere strappato. Mi fiondai giù dalla scala e mi attaccai a lei da dietro. Avevo il cazzo duro come granito che scivolava tra le sue cosce bagnate, strusciandosi contro la sua carne morbida, calda, invitante.“Ti prego, non farlo…” gemette Rita, ma il suo corpo urlava un’altra storia. Non si mosse di un millimetro, anzi, alzò una gamba sul primo gradino della scala, aprendosi oscenamente mettendo in la sua figa che luccicava sotto il tanga. Era fradicia fino a mezza coscia, un vero lago di desiderio che colava come miele caldo. Scostai di pochissimo la mutanda e con un colpo deciso affondai nella sua figa, spingendo fino in fondo. Sentivo la sua carne strettissima avvolgermi come un fuoco liquido e pulsare bollente intorno al mio cazzo. Sentivo le contrazioni di ogni cm di muscolo. Era così stretta che sembrava intatta, una vergine che si offriva sacrificale per la prima volta.
“Ma sentila un po’ la sorellina” le sibilai all’orecchio, con un ghigno cattivo. “Sembra che tu non abbia mai preso un cazzo serio come questo. Dimmi la verità, ne hai provati altri o solo quel cazzetto piccolo del tuo maritino, eh? Non ti hanno mai aperta come si deve.”
“Zitto, stronzo,” ringhiò, ma ogni insulto la faceva contrarre e stringermi con una forza che mi mandava fuori di testa. “Sbrigati, prima che svanisca l’effetto di quella schifezza che mi hai fatto annusare e lasciami stare, bastardo. Tanto non ricorderemo nulla tra poco, no?”
La afferrai per i capelli, tirando con forza mentre affondai il cazzo fino a voler colpire il suo utero con una potenza che faceva tremare la scala. Era un calore infernale, un vortice di piacere che mi risucchiava. Senza muovere di un millimetro il cazzo, iniziai a gonfiare e sgonfiare la cappella dando via a un gioco lento e deliberato per stimolare ogni suo muscolo interno. Rita tremò. Il suo corpo fu scosso da spasmi e parti con un mugugno continuo che si trasformava in un urlo di piacere primordiale. “Mmmhhhhhhhhhhh, aaaahhhhhhhhhh, mmmmhhhhhhhhHHHHHHH”….
Venne come un’esplosione, un fiume caldo e abbondante che mi inzuppò le palle, con le sue gambe che cedevano mentre si aggrappava alla scala e il suo corpo che si contraeva come se volesse stritolarmi. “Non dovevi…” ansimò, la voce spezzata, “ho giurato a lui, a me stessa… la mia figa è solo sua.”
“Davvero?” le dissi, infilandole due dita in bocca mentre continuavo a giocare con la cappella dentro di lei? Lei ciucciò le dita con una fame oscena. La lingua danzava come se stesse pregustando il prossimo passo. “Dato che dimenticheremo tutto, allora sarai la mia sgualdrina. Se la figa è di tuo marito, mi darai il culo.”
Rita gemette, succhiando le mie dita con una forza che mi fece quasi venire. “Non puoi…” sussurrò ma il suo tono era già spezzato, rassegnato. “Non avrai mai il mio culo fottuto figlio di puttana. Quanto devi essere bastardo per drogare tua sorella e fotterle il culo? Tu sei malato! Bastardo. Ringrazia quel che mi hai fatto. Dimenticheremo dopo ma ora voglio essere la tua sgualdrina. Sono trent’anni che sogno il tuo cazzo, che mi infilo cose in figa pensando che sia tu. Sei il mio desiderio più perverso. Spaccami in due prima che l’effetto svanisca...”
In quel momento ero confuso. Non sapevo quanto fosse convinta della stronzata che le avevo detto o quanto giocasse a fare la parte della vittima per goderne appieno. Ma in mente avevo solo una cosa.
Mi staccai dalla sua figa lentamente e il mio cazzo lucido dei suoi umori lo puntai contro il suo culo. Spinsi piano, lasciando che si abituasse, ma Rita era una furia. “Dammelo tutto!” urlò, spingendosi contro di me, accogliendo ogni centimetro con un grido assatanato che sembrava scuotere le mura. Non sentiva il dolore, solo una lussuria selvaggia che la consumava. Il suo culo era un inferno, stretto e bollente ed ogni affondo era un’esplosione di piacere che ci faceva tremare entrambi. Le sue tettone sudate sbattevano contro il vestitino, i capezzoli duri premevano come se volessero strapparlo. “Fammi godere, porco!” gridava, muovendosi contro di me, la scala che scricchiolava come se stesse per crollare.
La presi per alcuni minuti finché il suo culo non si abituò al mio cazzo.
Ma non continuai. La volevo riempire dovunque. Scivolai via velocemente senza darle modo di pensare e in istante tornai nella sua figa, affondando con una furia che fece vibrare la casa. “Sei troppo stretta per essere una che scopa,” le dissi, tirandole i capelli. “Scommetto che il tuo maritino non ti ha mai fatta urlare così.” Ogni colpo era una sinfonia di mugugni, gemiti, il rumore della sua foga fradicia e dei suoi umori che colavano tra le cosce. La sua figa mi stringeva come una morsa, i suoi mugugni che si trasformavano in urla di piacere puro. La presi con una potenza che sembrava spezzarla ma il suo corpo si offriva senza riserve.
Ogni affondo la portava sempre più vicino al baratro.
E poi, l’apoteosi. Sentii l’orgasmo montare. Un’onda inarrestabile che mi travolse come un uragano. Con un ultimo colpo, esplosi dentro la sua figa, un fiume di sperma caldo e infinito che la riempì, schizzando con una forza che sembrava non finire mai. Rita urlò il suo piacere mentre il suo corpo venne scosso da un orgasmo devastante e un’esplosione di piacere che la fece crollare contro la scala su cui si accasciò , con le gambe che tremavano, il respiro spezzato da gemiti che erano quasi singhiozzi. “Cazzo… cazzo…” ansimava, la sua figa che pulsava intorno al mio cazzo, spremendo ogni goccia come se volesse tenermi dentro per sempre.
Ma non era abbastanza. Era troppo invitante quella posizione con le riversa con la pancia sullo sgabello mentre il mio cazzo ancora duro, pulsava di desiderio. “Ora il gran finale,” ringhiai, spingendo nel suo culo con un colpo secco. Rita urlò, un suono selvaggio, animalesco, che riecheggiò nella stanza. “Sìiiiiiiiiiii cazzo, sìiiiiiiii. AaaaaaaAAAAHHHH!” gridava, spingendosi contro di me mente il suo culo mi stringeva con una forza che mi faceva vedere le stelle. La scopai con una furia disperata, tirandole i capelli, con le mie dita nuovamente nella sua bocca mentre lei succhiava come una posseduta. Ogni affondo era un’esplosione. Il suo corpo tremava e i suoi gemiti si trasformavano in un lamento continuo di piacere puro. “Riempimi, porco, riempi la tua sgualdrina!” urlava con il suo culo che si contraeva come se volesse strapparmi l’anima.
E poi, il culmine. L’orgasmo mi colpì come un fulmine, una tempesta che mi squarciò. Esplosi nel suo culo un fiume di sperma caldo, abbondante, che la riempì con una forza che sembrava scuotere il mondo. Rita gridò ancora. Il suo corpo venne travolto da un orgasmo ancora più intenso. Fu un’onda di piacere che la fece crollare. Mentre squartava che sembrava pisciare e le gambe che cedevano, il suo respiro si spezzava in singhiozzi di estasi. Il suo culo pulsava intorno al mio cazzo, spremendo ogni goccia, mentre il calore di Ferragosto ci avvolgeva come una coperta di fuoco. Restammo lì, ansimanti, sudati, persi in un piacere che sembrava eterno.
Poi alzai lo sguardo un attimo e il cuore mi si fermò. Telecamere. Piccole, posizionate negli angoli della stanza, con i led rossi che lampeggiavano come occhi accusatori. Lo sapevo ma non avevo minimamente considerato la loro presenza. Ogni nostro movimento, ogni urlo, ogni goccia di sudore e sperma… tutto era visibile o registrato.
Rita, ancora tremante contro la scala, non sembrava averle notate. “Vattene,” mormorò, la voce spezzata dal piacere e dalla vergogna. “Devo… devo riprendermi. Devo aspettare che svanisca l’effetto e dimenticare tutto!”
“No. Vai tu.” Risposi. “Io devo sistemare ancora il problema.”
Mi lasció lì e si allontanò con uno strano ghigno che illuminava la sua faccia soddisfatta, il suo corpo ancora scosso, il sudore che le colava lungo la schiena. Uscii di casa e chiuse la porta dietro di sé. Il caldo di Ferragosto mi soffocava. Ero nudo, sfatto, immobile e fissavo la telecamera che sicuramente aveva ripreso tutto. Ma qualcuno aveva accesso?... -SQUILLO del telefono-
Sul display il nome di Franci. Cercai di ritrovare un tono. Ero ancora stravolto. Con le mani che tremavano aprii la chiamata e prima che potessi dire qualcosa, la sua voce suadente, sensuale, mi colpì come un pugno:
“Va bene che ti sei versato addosso il profumo per fare accoppiare il cane (Bimba); va bene pure che ti sei inventato la storia della droga profumata; e va bene pure che Rita ti abbia creduto (forse). Va bene pure che non vi siete curati delle telecamere e avete girato un vero film porno incesto. Va bene tutto. Ma se avessi cercato nel mio cassetto, avresti trovato un sacco di giochini e del lubrificante. L’hai squarciata quella poveretta di nostra sorella. Domani non potrà camminare. Ah. Spero ovviamente che la tapparella sia sistemata. Domani che torno poi, dobbiamo parlare…Maiale!”
Mi guardai intorno. Il cuore batteva all’impazzata. Franci sapeva tutto. Aveva visto tutto. E quel “faccia a faccia” prometteva guai, o forse qualcosa di ancora più pericoloso. La mia sorellina. Domani sarebbe stato il paradiso o un inferno…???…???
(Continua…)
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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